Quattro anni in carcere da innocente non sono “un periodo difficile”: sono un’esperienza che riscrive il corpo, la mente e l’idea stessa di futuro. Con Raffaele Sollecito (suo malgrado coprotagonista del caso Meredith Kercher) entriamo nel lato psicologico dell’ingiusta detenzione, tra paura, attesa senza fine, rabbia e scelte quotidiane per non crollare. Parliamo anche di stigma mediatico e di cosa significa difendere la propria identità quando la narrazione esterna sembra più forte di te.
Poi passiamo alla parte più operativa: quando sei confuso o bloccato, ti proponiamo una bussola semplice e concreta basata sui valori personali. Tre esercizi brevi ti aiutano a scegliere una direzione, immaginare come vuoi essere ricordato e allenarti a reagire agli ostacoli con tre mosse essenziali: riconosco, pausa, gesto coerente. Microazioni, non rivoluzioni, per riportare la vita nelle tue mani.
Chiudiamo con uno sguardo sul presente: come cambia l’umorismo tra generazioni, tra meme globali e TikTok (con Davide Burchiellaro), cosa dice la ricerca su effetto nocebo, misofonia e percezione, e una domanda che divide: la realtà estesa con intelligenza artificiale può aiutare a elaborare un lutto tramite un avatar o rischia di trasformare l’addio in un “presente eterno” (con GIanluca Riccio)?
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